Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo delle foibe e non di altro, ma in Comune lo sanno?

Questo articolo è stato letto 255 volte

Si avvicina la data del 10 febbraio, una giornata particolare per molti, una giornata che ancora accende ricordi di sofferenza, dolore, morte.  Per altri è un giorno per rafforzare, erroneamente, i valori antifascisti su cui si basa la nostra Costituzione.  Eppure la legge istitutiva della Giornata del Ricordo parla chiaro, “la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Al secondo comma entra ancora più nello specifico, “nella giornata…sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado.  E’ altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri, dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende.  Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico deli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero”. 

Abbiamo voluto citare i primi due commi della legge istitutiva del Giorno del Ricordo perché per la seconda volta sembra che il Comune di Orvieto non abbia ben chiara la situazione.  Si devono assolutamente separare le contingenze dell’attualità politica dai fatti storici.  L’Italia ha voluto, dopo decenni di colpevole ritardo, dare memoria degna della comunità di nostri connazionali che ha subito violenze di ogni tipo, una vera e propria pulizia etnica.  L’Italia ha voluto saldare un debito a quegli italiani che scappati praticamente senza nulla con la speranza di trovare nel nostro Paese accoglienza, hanno invece trovato odio, astio, indifferenza spesso dovuta ad una corrente di pensiero e politica che vedeva negli istriano-dalmati tanti fascisti.  No, non era così.  C’erano anche i fascisti, ma soprattutto tante famiglie di italiani che avevano sempre vissuto lì, che lavoravano, operavano, commerciavano, producevano in Istria e Dalmazia.

I complessi fatti del confine orientale citati nella legge non riguardano altro che quelli relativi alla convivenza tra i vari popoli, tra italiani, croati e sloveni, delle zona “A” e “B” e non di altro.  Il 10 febbraio si ricordano i morti, le famiglie, gli esuli, scappati dagli orrori delle truppe e dei miliziani titini, non voglio chiamarli partigiani perché ho rispetto per questa parola. L’italiano era brutto, sporco e cattivo, colpevole dei peggiori crimini.  E’ difficilissimo distinguere tra i carnefici e un popolo intero, tra tiranni, servi sciocchi e civili che ogni giorno lavoravano come tutti. E’ difficile per chi ha subito la violenza del regime fascista, ma non può essere difficile per l’Italia capire.  Eppure lo è stato per tanto tempo.  Ora che finalmente c’è la Giornata del Ricordo ecco che il Comune di Orvieto sceglie di non ricordare, anzi di ferire quel ricordo andando ad accostare i dalmato-istranini con i criminali fascisti.  No, non ci stiamo a questo gioco al massacro.  Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo delle foibe e degli infoibati, degli esulti istriano-dalmati senza se e senza ma.  E’ una giornata che non dovrebbe essere rovinata inquinandola con la politica.  Se lo fa un partito è lecito ma che arrivi anche il patrocinio del Comune no.  Eppure c’è la presenza di rappresentanti della comunità istriano-dalmata, a partire dall’ex-sindaco Concina.  Tanti autori come Carlo Sgorlon, attrici come Laura Antonelli o cantanti come Sergio Endrigo ma non c’è notizia di letture portatili o meno.  E poi il 10 è sabato e le scuole sono chiuse.  Sarebbe bastato anticipare di un giorno come è stato fatto a gennaio per la Shoah.  Invece il Comune nel passato ha presentato una ricerca sulle officine aeronautiche di Foligno e quest’anno sui crimini fascisti in Jugoslavia che crimini sono, sia chiaro, ma non è il 10 febbraio il giorno giusto, soprattutto non è l’oggetto della giornata e non può essere la manifestazione ufficiale, proprio no.

Attendiamo allora Cristicchi il 24 al Teatro Mancinelli per ricordare e riflettere sula ricordo di tanti nostri connazionali che hanno sofferto per colpe altrui strappati alle loro case, agli affetti, ai beni, insomma strappati senza alcuna pietà dalle loro radici.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *