Nuovi progetti e maggiore attenzione al disturbo da deficit di attenzione e iperattività

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Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) riguarda, in media, il 5% dei bambini in età scolare e circa il 2,5% della popolazione adulta. É un disturbo evolutivo dell’autocontrollo include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo e gestione degli impulsi e del livello di attività. Si manifesta con disattenzione, iperattività e impulsività nei vari contesti di vita del bambino. “Negli ultimi anni – ha detto la dott.ssa Fabiola Mocetti, responsabile del Centro Vertumno – le diagnosi di ADHD sono aumentate. Non sappiamo se ciò sia da attribuire all’aumento qualitativo degli strumenti diagnostici o alla maggiore attenzione per questa patologia. Secondo una ricerca dell’Associazione “Liberi di… Orvieto per l’ADHD” sono circa 90 i bambini con questa patologia genetica in carico al servizio di Neuropsichiatria dell’età evolutiva del Distretto di Orvieto”.

A fronte di questo aumento di diagnosi anche sul territorio orvietano, il Centro Vertumno, della Coop. Soc. Il Quadrifoglio, d’intesa con l’Associazione “Liberi di… Orvieto per l’ADHD” ha elaborato un progetto di intervento negli Istituti Comprensivi di questo territorio. Si tratta del primo progetto, grazie anche al contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, di intervento organico sul territorio umbro che affronta sistematicamente il tema della prevenzione e del trattamento in situ dell’ ADHD secondo una logica di progettazione partecipata, prevedendo azioni di informazione e ascolto (rivolte agli insegnati e genitori), formazione (destinati al personale docente) e esperienze di coping power a scuola (una metodologia finalizzata a ridurre i comportamenti problematici in classe e ad aumentare la capacità di gestione e controllo della rabbia e dell’aggressività in bambini e adolescenti).

“L’ADHD – precisa Clara Codini responsabile del progetto per la cooperativa sociale Il Quadrifoglio – richiede un approccio multidisciplinare e una logica di rete. Ecco la ragione di un progetto che mette in relazione diverse competenze psicologiche e psicopedagogiche, l’esperienza e le conoscenze dei docenti, la sensibilità e il sapere specifico dei genitori”.

 

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