L’Orvietana tra passato, presente e futuro. Il bilancio di Massimo Porcari

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L’incontro di fine anno con il deus ex machina dell’Orvietana ormai è diventata una consuetudine. Appuntamento sempre nella sede sociale, tappezzata di foto di vecchie e nuove glorie, di gagliardetti che ripercorrono la storia di questo sodalizio ultracentenario. Il 2017 non fa eccezione. Di più. Segna il trentesimo anno di Massimo Porcari tra l’alta dirigenza della società.
Un bel traguardo.
“Sì, però sono un po’ stanco. L’organizzazione del settore giovanile, se fatto come dovrebbe, richiede sforzi per mantenere la serenità e l’armonia e questo assorbe tempo ed energie.”
Tempo ed energie, a quanto pare, ben spesi. Siamo al primo giro di boa, i vari campionati hanno ormai completato il girone di andata e quindi quale migliore occasione per un bilancio…
“Tralasciando la prima squadra di cui si è già occupato il Presidente, comincerei con la Juniores che sta facendo un ottimo campionato. Siamo secondi a tre punti dal Foligno [prima in classifica ndr]. È un gruppo di ragazzi interessante, una squadra dotata e, naturalmente, speriamo che nel girone di ritorno questo gap con la prima si annulli. Vorrei dire sia all’allenatore [Valerio Zaganella ndr] sia ai ragazzi di continuare con questo andamento, perché è importante tenere il passo, senza mai mollare. Per quanto riguarda gli Allievi, devo dire che è un buon gruppo, misto di 2001 e 2002. Nonostante siano 25/26 giocatori, è un gruppo che si è amalgamato molto bene. L’allenatore [Enrico Broccatelli ndr] sta facendo un ottimo lavoro, anche se, ultimamente, abbiamo avuto un po’ di calo di tensione. Che io mi ricordi, nei gironi di ritorno l’Orvietana ha sempre avuto un andamento peggiore rispetto al girone di andata, e questo è un difetto che va corretto dagli allenatori.”
In che modo?
“I ragazzi vanno tenuti sempre sulla corda e gli allenatori devono dimostrare di avere più personalità. Nei gironi di ritorno, si sono sempre presentate problematiche, sia a livello fisico ma soprattutto mentale. Lo staff di lavoro della Juniores e degli Allievi è veramente eccezionale e quindi questo aspetto va corretto. Io non sono un tecnico, ma ho notato che noi, nel girone di ritorno, facciamo sempre meno punti rispetto al girone di andata. Io mi auguro che quest’anno sia il contrario, perché fare più punti dell’andata, o anche gli stessi, significherebbe vittoria del campionato.”
“Quest’anno – prosegue Porcari – abbiamo rinnovato altre figure, potenziando settore giovanile e scuola calcio. La società ha investito dei soldi e, dalla prossima stagione, l’investimento sarà ancora maggiore. Questo è l’obiettivo del Presidente quanto mio, perché dagli investimenti sul settore giovanile si vedono i benefici anche a livello di prima squadra.”
Pensi che in questa cantera ci sia qualcuno che potrebbe essere proiettato nell’orbita della prima squadra a breve?
“Ce ne sono diversi. Però, a questo proposito, devo fare un appello ai ragazzi: dovete avere pazienza. Non si può fare il salto dagli Allievi in prima squadra e pretendere di giocare. L’importante è arrivare, allenarsi e acquisire la mentalità da prima squadra. Perché questa è importante. La mentalità. Una volta che il ragazzo è coinvolto nella prima squadra, comincia a ragionare come un giocatore da prima squadra. Vedi, l’Orvietana, nei campionati di Promozione, aveva la maggior parte dei giocatori di Orvieto e giocavano tantissimi di qua. Però quest’anno siamo in Eccellenza e c’è sempre più difficoltà per i nostri giovani, data la categoria più alta, ad approdare in prima squadra. Con il settore giovanile stiamo facendo un lavoro d’equipe per far crescere i ragazzi, soprattutto mentalmente, perché è la mentalità che manca. Dal punto di vista tecnico e agonistico, ci sono già persone adatte.”
Quindi, il lavoro va fatto sulla mentalità. Dal tuo punto di vista, come si fa questo salto di qualità?
“Spetta agli allenatori e devono dare una mano in questo senso anche i genitori. Una volta che i ragazzi arrivano ad essere Allievi [15-16 anni ndr], bisogna che i genitori si facciano da parte e non creino aspettative nei loro figli. Quest’anno, sono andati in preparazione con la prima squadra la bellezza di dieci giocatori e sono ritornati al giovanile in sei, perché la maggior parte non giocava. Quello che vuole la società è valorizzare il nostro settore giovanile e, se i ragazzi non arrivano in prima squadra, la società ha fallito. Ma in questo dobbiamo essere aiutati, in primo luogo dagli allenatori che devono cambiare marcia sulla mentalità dei ragazzi, per far sì che quando i ragazzi vengono coinvolti in prima squadra siano già giocatori fatti. Non si può essere Juniores e ragionare come i Giovanissimi; se un ragazzo è portato, prima o poi arriva e gioca. Dalla prossima stagione, verranno inserite figure professionali ancora più qualificate, però in questo senso devono dare una mano anche i ragazzi, che, se decidono di venire qui, devono venire mentalmente preparati. E invece, non conoscono la pazienza, vogliono arrivare, vogliono giocare subito e questo non è possibile.”
Come, allora, renderlo possibile?
“Il settore giovanile deve fare un passo in più e preparare i ragazzi per l’Eccellenza. Roberto Bellini, per esempio, è stato un investimento importante per la scuola calcio. Ha fatto crescere 135 ragazzi, con tutti tecnici qualificati e gli effetti già si vedono, già ci sono dei gruppi importanti. Dove siamo carenti in questo momento, purtroppo, sono i 2003/2004 [categoria Giovanissimi ndr], perché negli anni passati si è lavorato male. Ora, abbiamo cambiato tendenza, il prossimo anno miglioreremo ancora.”
Auspici per il 2017?
“Dopo la scuola calcio, sistemare bene anche l’agonistica. Mi auguro di vedere la Juniores e gli Allievi promossi in A1, perché la possibilità c’è, i ragazzi per la categoria superiore ci sono. Sui Giovanissimi siamo invece un po’ indietro, sia a livello mentale, sia tecnico che agonistico. E in questo vedo la difficoltà di Davide [Melone, allenatore dei Giovanissimi ndr], che sta facendo un grosso lavoro. Anche lui, però, con i ragazzi deve cambiare tendenza.”
Una “buona” parola c’è anche per la Federazione. “Le classifiche, con promozioni e retrocessioni, non sono positive per i ragazzi, perché gli allenatori lavorano solo per la vittoria e non insegnano come si deve. E questo fa un po’ calare il tasso tecnico dei ragazzi. Oggi si trovano i fuori quota che non sono all’altezza di un fuori quota di dieci o quindici anni fa.”
Concludiamo con un altro fiore all’occhiello dell’Orvietana: il Torneo di Natale, che quest’anno è giunto alle 33ma edizione. “Questo torneo ha una valenza molto importante in regione. Ormai è conosciutissimo e vengono tutti volentieri. Quest’anno ho dovuto eliminare la categoria 2008, per indisponibilità del Palapapini; giocheranno solo i 2007. Inizieremo il 27 dicembre, saranno presenti 13 squadre e l’Orvietana parteciperà con due, come pure il Campitello. La finale, come di consuetudine, sarà il 6 gennaio, speriamo che la cornice di pubblico sia, come sempre, importante.”
Ultima chiamata al territorio. “Siamo quattro società: Ciconia, Orvietana, Orvieto Fc e Romeo Menti. Con il Ciconia abbiamo intrapreso da tanti anni una proficua collaborazione a livello sportivo ed economico. Quest’anno abbiamo fatto un accordo con la Romeo Menti e ci troviamo a meraviglia. Noi gli diamo i giocatori per la prima squadra e loro ce li danno per il settore giovanile. Io però vorrei allargare queste collaborazioni, mettendo da parte le ripicche e le antipatie personali. Per il bene dei ragazzi, l’Orvietana è disponibile a stringere accordi. C’è la possibilità di sedersi intorno a un tavolo e formare una coalizione. A Terni, c’è il Campitello che ha il miglior settore giovanile dell’Umbria, perché lavora insieme ad altre società e questo è quello che dovremmo fare anche qui. Siamo aperti a qualsiasi dialogo. L’Orvieto Fc, per esempio, sta facendo un lavoro straordinario e allora per quale motivo non possiamo confrontarci e fare qualcosa insieme?”
La domanda resta così, sospesa nell’aria. Io, una risposta, dal mio personalissimo punto di vista di osservatrice esterna privilegiata, a Massimo Porcari gliel’ho anche fornita. L’Orvietana soffre un difetto di comunicazione. Di quello che succede dentro le quattro mura del Muzi poco trapela all’esterno. Ed invece, quando svolgi un ruolo così importante, qual è la crescita sportiva di tanti ragazzi, è necessario che i messaggi vengano veicolati all’esterno in modo positivo e corretto.
“Hai ragione – conviene Porcari – è una caratteristica che abbiamo sia io che il Presidente. Ci dobbiamo lavorare e migliorare.”
Ci lasciamo, con la promessa di rivederci a fine campionato.
“Prima però vorrei porgere i migliori auguri di Buon Natale e di un sereno 2018 a tutte le famiglie dei nostri ragazzi, a tutto il nostro staff, a tutti gli sportivi e a tutti gli orvietani.”

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