Liste d’attesa, per asportare un polipo non c’è posto, signora si rivolge al privato

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Giada Frosoni

La prevenzione è ormai da tempo considerata un mezzo mediante il quale alcune patologie come il cancro al colon retto, possono essere sconfitte. Anzi, attraverso programmi di prevenzione funzionali ed efficienti è addirittura possibile ipotizzare l’eliminazione definitiva di questo tipo di carcinoma.

Infatti, con la predisposizione di esami diagnostici, quali la colonscopia, è possibile limitare fortemente l’insorgere della patologia, riducendo, anzi per meglio dire evitando, il rischio che un polipo inizialmente di natura benigna, possa trasformarsi in un cancro di natura maligna.

Il problema di fondo però, è rappresentato dal fatto che è estremamente difficile  riuscire a prenotare un simile esame entro un lasso di tempo ragionevole presso il reparto di endoscopia digestiva del nosocomio orvietano, struttura che comunque reputo contraddistinguersi per la notevole professionalità del personale.

Il mio sdegno, grazie al quale peraltro ho deciso di scrivere queste poche righe sull’argomento, scaturisce dall’esperienza personale vissuta sulla propria pelle da mia madre, la quale ha constatato in prima persona che “prevenire è meglio che curare”.

La sua storia inizia quando le è stata diagnosticata la presenza di un polipo al colon retto con la susseguente necessità di asportarlo quanto prima onde evitare la successiva possibile trasformazione in tumore. Quindi, munita di impegnativa sottoscritta dal suo medico, dove veniva evidenziata chiaramente l’urgenza di eseguire l’esame diagnostico, dinanzi agli sportelli del CUP (Centro Unico Prenotazioni) dell’Ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto, si è sentita rispondere che non era possibile prenotare un appuntamento in tempi brevi.

Afflitta, ma allo stesso tempo un po’ turbata per la risposta ricevuta, mia madre ha deciso di rivolgersi ad una clinica privata ed eseguire l’esame privatamente, senza il supporto del Servizio Sanitario Nazionale, prendendo comunque contezza del fatto di come, mettendo mano al portafogli, sia possibile prenotare il medesimo esame diagnostico, sempre all’interno della struttura ospedaliera orvietana ma con modalità “intramoenia”, per la data del prossimo 2 gennaio 2018, con un esborso di circa cinquecentosettanta euro (comprensivo ovviamente dell’asportazione mediante polipectomia endoscopica).

Indignata da tutto questo, il mio pensiero si è immediatamente rivolto ai cittadini più indigenti, categoria di persone purtroppo in aumento nella società odierna, che se non dispongono delle somme necessarie per effettuare esami clinici privatamente, sono costretti a soccombere al sistema strutturato dal Servizio Sanitario Nazionale, con gli interminabili tempi di attesa che ne derivano, con il rischio che, alla prima data disponibile per prenotare una colonscopia (ad oggi gli esami sono prenotabili per date successive al mese di febbraio 2019!), un eventuale polipo si sia purtroppo già trasformato in un tumore, con conseguenze indiscutibilmente più gravi.

Ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a raccontare quanto accaduto a mia madre, affinché sia fatta luce su una problematica quanto mai attuale, con la speranza che l’opinione pubblica, come anche le istituzioni più o meno locali, possano spostare l’attenzione su questo argomento di grandissima importanza e prendersi altresì l’impegno di cercare di risolvere un problema che affligge tantissimi cittadini che non possono permettersi di eseguire privatamente esami clinici e di conseguenza sono costretti silenziosamente a soccombere alla sofferenza dell’attesa.

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3 Comments

  • Sabrina Morelli

    Credo che questo purtroppo non sia solo un problema di Orvieto, ma di ogni ospedale pubblico. Si dovrebbe creare una legge in cui un medico che lavora nel pubblico non può lavorare nel privato, l’obbligatorietà di scelta, o di qua o di là

  • gianni Mencarelli

    premesso che i RAO (raggruppamenti omogenei di attesa) sono stati istituiti per disciplinare l’ordine delle richieste,sarà il medico curante a stabilire l’urgenza e se esiste un sospetto si potranno anche fare degli esami strumentali compatibili con il dubbio diagnostico, premesso ciò, è ovvio che ognuno di noi per l’esigenza di fare un esame per prevenire eventuali aggravamenti della propria condizione, si trova di fronte ad un muro…… i tempi di attesa sono biblici (anche per un abuso nelle richieste) e quindi nasce il problema che, chi può paga e ottiene il risultato sperato,chi non può aspetta,con i rischi di cui si è parlato. Allora quale è la giusta posizione da intraprendere,credere al fatto chi le troppe richieste provenienti anche da fuori regione facciano da barriera per i cittadini del territorio, oppure perché si ricorre troppo per disinformazione o paura ad esami che per la loro complessitià ed impegno sono purtroppo limitati nella disponibilita?

  • Cittadino

    Queste vicende purtroppo sono giornaliere, forse servirebbe una drastica ristrutturazione del sistema sanitario.
    Se quel paziente che si è recato alla struttura privata pagando oltre 500 euro avesse avuto la possibilità di pagare 300 euro e farla all’interno della struttura ospedaliera….voi pensate che non l’avrebbe fatto ugualmente.
    Questo sistema serve solo a foraggiare il privato che spesso è il pubblico che sotto altri nomi sembra privato.
    Con questi sitemi il sistema sanitario Italiano perde un introito di molti milioni di euro a fronte di cose che già sono in suo possesso, andrebbero solamente amministrate diversamente e con serierà ed onestà.
    Mi auguro che presto cambi tutto altrimenti purtroppo si arriverà a qualche brutta rivoluzione.
    Troppe cose non funzionano e non vengono fatte funzionare.

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