La Orvieto in affitto

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di Massimo Gnagnarini

Mentre in questi giorni, nei salotti cittadini, ci si interroga sul destino del Centro storico aprendo i microfoni alla voce dei cittadini e di più si evocano elegantemente i fasti e le nefandezze del Medioevo utili a un nutrito gruppo di intellettuali locali nello spiegarci i vizi e le virtù dell’attualità politica orvietana, la città è già cambiata.

La realtà , ancora una volta, si incarica di riportare tutti con i piedi per terra e ci consegna un quadro dove le scelte identitarie e le ragioni stesse dell’esistenza della nostra comunità locale sono plasticamente fissate da un inedito panorama abitativo disegnato dagli orvietani stessi che hanno già trasformato oltre 300 abitazioni in case vacanze, b&b,affitti brevi, ecc..

E’ una trasformazione epocale , profonda e strutturale che lascia poco spazio alle congetture ancora in corso circa la spiccata vocazione turistica o meno di Orvieto e del suo futuro.

Lo ha capito sin dall’inizio l’ amministrazione comunale che in questi tre anni ha ottimizzato la gestione economica dei propri settori interessati dai flussi turistici come i parcheggi, i beni culturali e la tassa di soggiorno facendone il fulcro di una nuova politica di bilancio capace di ripagare in tre anni i debiti accumulati in decenni.

Lo hanno capito gli operatori economici delle decine di nuove attività, cosiddette di somministrazione, aperte nel centro storico a dispetto di chi “non sale più a Orvieto” come recita il mantra dell’opposizione e dei fotografi delle vie deserte men che preoccupati, questi, di offendere e nuocere a chi la propria attività commerciale ce l’ ha a Ciconia piuttosto che allo Scalo o in qualsiasi altro borgo o quartiere fuori di Porta Romana.

Ora è tempo di governare questa trasformazione in atto perchè non è semplice calibrare regole e servizi che allo stesso modo valgano per le esigenze dei residenti e per quelle di un milione di visitatori all’anno.

Il Comune deve fare la sua parte, ma non è affatto il soggetto principale.

Serve più cultura d’impresa nei vari settori , ma di più nella nostra economia turistica che finora ci siamo limitati ad analizzare solo in termini quantitativi osservando che le cose vanno bene quando il numero dei visitatori sale oppure che vanno male quando il loro numero diminuisce.

Dobbiamo , invece, passare decisamente a un modello dove sia il “Sistema Orvieto” stesso a stabilire, a monte, la sostenibilità e le tipologie dei flussi turistici che ci interessa promuovere.

Per farlo occorre visione e una sinergia che meglio sarebbe se assumesse una forma giuridica indipendente dall’ Amministrazione comunale e che assicuri la collaborazione tra aziende ricettive, della ristorazione, del commercio, della produzioni tipiche e dei presidi artistici e culturali della nostra città e dove si stabiliscano i requisiti dei prodotti di un’offerta definita, disciplinata e ben riconoscibile in tutto il mondo.

Non ci si può continuare a illudere che bastino migliori politiche attive del Comune e che le leve finanziarie pubbliche possano sostituirsi agli investimenti privati e al rischio d’impresa necessari a un tale salto imprenditoriale della nostra economia.

Di sicuro, però, bisogna procedere in questa direzione e anche molto rapidamente se non vogliamo esser tagliati fuori da un mercato in costante trasformazione e specializzazione.

 

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