Presentate le linee guida del nuovo Piano d’Ambito Regionale dei Rifiuti

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Sostenibilità ambientale del sistema gestionale regionale è l’obiettivo cardine del Piano d’Ambito regionale in fase di redazione 
• Gli esiti del convegno svoltosi ieri ad Orvieto sulle “Linee guida per il Piano d’Ambito Regionale: le azioni avviate da AURI ai sensi della DGR 725/2017”
E’ iniziata da Orvieto e proseguirà negli altri ambiti territoriali della regione la presentazione delle linee guida del nuovo Piano d’Ambito Regionale dei Rifiuti. Come anticipato nei giorni scorsi, infatti, si è tenuto ieri presso la Sala Consiliare  il convegno promosso dal Comune di Orvieto e dall’AURI / Autorità Umbra Rifiuti e Idrico sulle “Linee guida per il Piano d’Ambito Regionale: le azioni avviate da AURI ai sensi della DGR 725/2017” che ha visto la partecipazione del Dott. Fausto Brevi dell’Istituto Oikos e del Dott. Giuseppe Rossi di A.U.R.I. oltre al Prof. Roberto Cavallo che ha parlato del “Piano d’Ambito Regionale e l’economia circolare”. 
 
Incontro presieduto dal Sindaco, Giuseppe Germani a cui hanno partecipato sindaci, consiglieri comunali e regionali, e rappresentanti dell’associazionismo.
Ad aprire la serie di interventi è stato il rappresentante di A.U.R.I., Dott. Giuseppe Rossi ha esposto lo stato dell’arte rispetto alla materia rifiuti che riguarda direttamente l’AURI e la redazione del nuovo Piano d’Ambito. “L’AURI – ha ricordato – è nato ad aprile del 2017 in virtù della legge regionale del maggio 2013. Siamo riusciti a farlo partire in mezzo a mille difficoltà perché mettere insieme quattro enti che gestivano la partita dei rifiuti e dell’idrico non è stata una cosa semplice. Non ci scoraggiamo ma siamo coscienti delle difficoltà che abbiano di fronte. Oltre alla costituzione dell’AURI, la Legge Regionale aveva altri due obiettivi: il Piano Regionale d’Ambito a fronte dei 4 che prima regolavano il settore e, in prospettiva, il gestore unico. La creazione di un unico piano d’ambito non è la summa di quelle esperienze bensì attiene le economie di scala e l’armonizzazione dei singoli impianti a servizio dell’intero ambito regionale. Il tutto avviene in una situazione di contratti di servizio diversi in contesti diversi l’uno dall’altro. Un panorama quindi non semplice e frastagliato. Questo però non ci ha scoraggiato. Siamo partiti da una ricognizione dell’esistente ed oggi siamo nella fase di progetto di un piano preliminare e di un piano d’ambito che verrà approvato subito dopo”.
“Il piano d’ambito – ha aggiunto – dovrà fotografare la situazione a livello regionale dal punto di vista dei servizi e della loro erogazione, dal punto di vista degli impianti nonché la situazione evolutiva degli impianti che stanno andando a regime. In Umbria non siamo in deficit impiantistico, serve piuttosto un’impiantistica da migliorare e occorre fare scelte strategiche sul recupero di materiale in coda al TMB, CSS. Stiamo quindi valutando questi aspetti in un’ottica regionale. La politica dovrà trovare un punto di sintesi di quello che la tecnica offre alla politica per fare delle scelte. In nostro piano andrà oltre il 2030. All’attività di OIKOS abbiamo aggiunto il tema della economia circolare del rifiuto, affidando al Prof. Cavallo l’incarico di impostare con noi un documento. Vogliamo essere ambiziosi. Il documento del Piano sarà il frutto non solo del lavoro dell’AURI ma del lavoro dei portatori di interesse. Per il piano d’ambito regionale i tempi sono più lunghi ma quanto prima intendiamo andare ad un piano preliminare che sia di salvaguardia.
 
“Su incarico di AURI – ha spiegato il Dott. Fausto Brevi, OIKOS PROGETTI srl – OIKOS PROGETTI sta predisponendo il Documento Preliminare del Piano d’Ambito regionale; il Documento, in fase di ultimazione, verrà presto presentato alla Regione Umbria per l’avvio del confronto per la definizione delle strategie gestionali. Il lavoro è partito da un’approfondita analisi dello stato di fatto, in termini di quantitativi di rifiuti raccolti oltre che di erogazione dei servizi di raccolta e gli aspetti più strettamente impiantistici.
 
L’Umbria negli ultimi otto anni è stata caratterizzata da un andamento della produzione dei rifiuti urbani in significativo calo (-12,6%), ancor più accentuato nel contesto orvietano (-25,4%). La progressiva riorganizzazione dei servizi di raccolta ha inoltre portato a incrementi della percentuale di raccolta differenziata che nel 2016 ha raggiunto a livello medio regionale il 57,7%. I comuni dell’ex ATI 4 e più nello specifico i comuni del bacino orvietano, sposando il modello di raccolta previsto dal vigente PRGR hanno raggiunto percentuali ancora maggiori: la media del bacino di Orvieto nel 2016 ha raggiunto il 68,3%. Tuttavia a livello di singolo comune, gli obiettivi posti dalla DGR 34/2016 non risultano ancora pienamente raggiunti; ciò si ritiene sia legato all’assenza di un modello gestionale uniforme a livello regionale, e, soprattutto a modalità di erogazione dei servizi di raccolta, ad esempio raccolta con contenitori stradali, che non sono compatibili con il conseguimento delle elevate prestazioni richieste a livello normativo e pianificatorio”.
 
“Per quanto riguarda il comparto impiantistico – ha precisato – emerge come tutt’oggi il sistema si regga su un consistente ricorso allo smaltimento in discarica. Ciò risulta in contrasto con gli obblighi normativi ed in particolare con la recente documento approvato dal Parlamento Europeo sulla ‘Circular Economy’ che pone come obiettivo, seppure al 2030, di ridurre i conferimenti in discarica a quantitativi inferiori al 5% rispetto al totale prodotto.Si sottolinea inoltre come le capacità residue delle discariche regionali siano ridotte. Per quanto riguarda gli impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo e delle matrici organiche da raccolta differenziata, ad oggi emergono criticità tecniche e gestionali che tuttavia i Gestori stanno cercando di superare; la situazione appare dunque in forte mutamento con previsioni di importanti ammodernamenti impiantistici. 
Alla luce di tale stato di fatto, obiettivo cardine del Piano d’Ambito regionale in fase di redazione è la sostenibilità ambientale del sistema gestionale regionale!
Gli obiettivi più specifici puntano alla definizione di un modello gestionale in grado di garantire il conseguimento degli obiettivi della pianificazione regionale: 
– contenimento della produzione dei rifiuti urbani, 
– massimizzazione dell’intercettazione di materiali attraverso i sistemi di raccolta differenziata, 
– potenziamento del segmento impiantistico relativo soprattutto al pretrattamento dei rifiuti indifferenziati residui e la riduzione dei conferimenti in discarica. 
Si potranno in tal modo contenere gli impatti ambientali e favorire il recupero di materia ed energia dal flusso di rifiuto indifferenziato residuo”. 
“Il Piano d’Ambito – ha aggiunto – svilupperà le strategie gestionali per il periodo 2018-2025 con uno sguardo fino al 2029. Si ipotizza una progressiva contrazione della produzione dei rifiuti urbani tale da traguardare al 2025 il -9,4% rispetto al dato 2016. E’ inoltre riproposta l’adozione del modello di raccolta del PRGR 2009, caratterizzato da servizi domiciliari per tutte le principali frazioni, e la valutazione dell’applicazione della tariffazione puntuale. L’elaborazione di due diversi scenari di sviluppo delle raccolte differenziate farà emergere i fabbisogni di trattamento nel caso di conseguimento o meno degli obiettivi definiti dalla DGR 725/2017.
    Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti indifferenziati residui, gli scenari che si delineeranno, anche sulla base degli orientamenti espressi ai diversi livelli amministrativi, escludono, al contrario di quanto previsto dal cosiddetto ‘Decreto Sblocca Italia’ (Dl 133/2014), la possibilità di realizzare in ambito regionale un impianto dedicato al recupero energetico diretto della componente secca dei rifiuti; si ritiene infatti perseguibile una strategia gestionale che riduca il rifiuto residuo a livelli tali da non rendere tecnicamente ed economicamente sostenibile un impianto dedicato”. 
 
“A tal fine – ha sottolineato – le dinamiche attualmente in atto nel settore impiantistico dovranno essere ricondotte ad una visione integrata a livello regionale orientando il sistema nella direzione prospettata dagli indirizzi pianificatori regionali
Gli scenari impiantistici considerati permetteranno di confrontare gli impatti ambientali in corrispondenza dello sviluppo o meno dell’impiantistica di TMB regionale; in particolare lo scenario più virtuoso prevederà l’implementazione di linee di trattamento del sovvallo secco tali da garantire il recupero di materia e la produzione di CSS per quantitativi significativi.
Dallo studio in atto emerge come il perseguimento di strategie gestionali alternative sia nel comparto dei servizi sia in quello impiantistico, purché sia garantita l’effettiva collocazione dei materiali a recupero di materia ed energia, consenta la significativa contrazione del fabbisogno di trattamento termico e consegua un’importante contrazione dei flussi di rifiuto a smaltimento finale conseguendo la piena sostenibilità ambientale del sistema gestionale regionale”.
Degli indicatori da considerare nell’evoluzione della produzione dei rifiuti, dei principi ispiratori dell’economia circolare e i passi da compiere per tendere a Rifiuti Zero ha parlato il Prof. Roberto Cavallo che ha affermato: “nel quadro evolutivo della politica europea in questo momento l’invito è quello a tendere verso il recupero di materia e al riciclo. Chi produce dei materiali è chiamato a rispondere fino a che questi diventeranno dei rifiuti. Abbiamo iniziato ad elaborare un documento che consegneremo all’AURI e che delinea uno scenario più virtuoso per una economia circolare per la regione Umbria. 
Approfondimento la questione delle plastiche attraverso: l’individuazione di una linea di valorizzazione e lo studio della matrice differenziata. Analizzeremo gli indicatori, il PIL, la popolazione, dissociando la crescita economica dalla produzione rifiuti allo scopo di continuare a vivere come viviamo ma producendo meno scarto e quindi facendo politiche virtuose di contenimento della produzione. Tutto questo rimanda ai soggetti che hanno competenze.
Con l’economia circolare il confine tra rifiuto urbano e non urbano è più labile. Con il piano dovremmo almeno spostare il dialogo con i produttori che ci sono in Umbria e quali scarti  producono, per alimentare, ad esempio, alimentare un industria produttiva interna.
Andando ad intercettare il rifiuto indifferenziato, si delineano 5 aree di riduzione complessiva. Ci sono poi i contenitori per bevande, le plastiche da imballaggio e le plastiche dure. Altro tema è l’area dell’organico – ricordo che entro il 2030 lo spreco alimentare dovrà essere ridotto del -50% – che rimanda al compostaggio collettivo; e ancora la questione del contenimento della pubblicità cartacea. L’insieme di questi elementi ci porta a contenere del 25% sotto le 60 mila tonnellate di residuo.
Per consentire all’AURI di disporre di elementi pratici e al fine di confrontarci, vorremmo mettere il documento a disposizione di due macro categorie: la società civile e il comparto produttivo: artigiani, commercianti, distribuzione”. 
 
Hanno dato il loro contributo al dibattito, Gianni Mencarelli (Cittadinanzattiva): “i cittadini, una volta iniziata la raccolta differenziata hanno partecipato per contribuire alla salubrità dell’ambiente, ma il 60% di quello che facciamo ritorna in discarica. Per far contare di più i consumatori nella formazione delle decisioni, o solo per fare vigilanza (del resto le mafie esistono anche in Umbria), vorremmo poter partecipare ai tavoli tecnici per vigilare affinché quello che viene detto venga attuato. Ci sono preoccupazioni anche per quello che resterà una volta concluso il ciclo delle discariche ovvero per conoscere il piano di recupero degli stessi siti. Un punto fermo nella nostra zona è che: Orvieto è città d’arte piena di storia e la discarica è incompatibile con le esigenze della città. Intendo sottolineare cioè il NO assoluto a tutti gli ampliamenti”.
Lucio Riccetti (Italia Nostra): “un piano da cui abbiamo capito che la popolazione è in diminuzione come la produzione dei rifiuti, che la discarica è in piedi fino al 2029 per arrivare al famoso 5% imposto dall’Europa, pur in presenza di una bocciatura dell’ampliamento da parte della Soprintendenza che ha indicato come sola soluzione il superamento dell’intervento di ampliamento. Il problema è tutto in mano a noi cittadini che già paghiamo molto. Nei calanchi del sito ‘Le Crete’ c’è una richiesta di indagine georadar che non viene ancora autorizzata. Dobbiamo pensare in ambito territoriale non in ambito regionale per le economie di scala. Il Piano d’Ambito sarà pronto tra pochi mesi ma non è dato sapere quando. Intanto noi continuiamo a convivere con i mastelli della differenziata ma anche con i ratti. Dobbiamo andare oltre la discarica che va superata”.
Luca Briziarelli (Lega Nord Umbria): “esprimo tre valutazioni contrapponendo gli scenari e le suggestioni alla pura realtà che non ha la minima corrispondenza con le tempistiche prospettate: 1) ogni anno la Giunta Regionale dovrebbe comunicare al Consiglio come stanno le cose, allo stato attuale la disponibilità delle discariche è di 4/5 di tutte le discariche umbre messe insieme; 2) non è vero che nel 2016 è calata la produzione dei rifiuti che invece è aumentata; al netto della raccolta differenziata, il 54% finiscono in discarica (pari a 258 mila tonnellate – fonte Regione Umbria); 3) parlare di raccolta differenziata e non di recupero è una follia. E per fare degli impianti serve una operazione verità. Gli scenari tratteggiati partono da presupposti che già da oggi sappiamo essere disattesi. L’attuale Piano Regionale dei Rifiuti è stato modificato con delibera della Giunta Regionale (procedura non corretta), quindi dobbiamo avere la forza di produrre uno studio realizzabile non con gli scenari del 2025 ma allo scenario del 1° gennaio 2018, data rispetto alla quale non siamo più in grado di gestire il sistema in Umbria se non ricorrendo ad impianti fuori regione. Ha senso allora investire risorse ed energie e competenze professionali su questo? Il nesso sul CSS non fa riferimento a dove piazzarlo; i centri di riuso e recupero, al di là dell’impatto culturale, ad oggi sono una goccia nel mare che non avrà una incidenza diretta sulla riduzione dei rifiuti in discarica; rispetto ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che dovrebbero essere i rivenditori a farsi carico del ritiro quando vengono sostituiti, in realtà i cittadini pagano due volte quando acquistano e quando devono riportarli ai centri comunali di raccolta; per non parlare degli acquisti on line. Cosa fare allora? Una seria informazione che sia comprensibile a tutti, un piano di medio-lungo termine affiancato ad un piano per l’immediato”. 
Monica Tommasi (Amici della Terra): “i dati parlano chiaro: in discarica sono finiti 280 mila tonnellate di rifiuti. Il tempo è pochissimo ma dal 2009 la Regione ha deciso di non rivedere il proprio piano saltando il recupero energetico. Reputo gravissimo che il nostro Sindaco abbia firmato un accordo. Non so come si potrà tornare indietro né so come i tecnici potranno redigere il nuovo Piano d’Ambito”.
Roberto Piermatti (ACEA): “questa mattina abbiamo avuto una audizione importante al Consiglio Regionale di cui riporto alcuni passaggi fondamentali. Il gruppo ACEA in questa regione gestisce diversi impianti non solo riferiti ai rifiuti ma anche al ciclo delle acque in provincia di Terni, strutture come il termovalorizzatore che non ha mai sforato i limiti e la discarica di Orvieto che ha accolto nulla di più né di meno di quello che prevede la nostra autorizzazione. Acea è quindi un soggetto importante che ambisce, in questa regione come negli altri territori in cui opera, ad essere un soggetto risolutore dei problemi, non un problema. Possiamo dire di aver svolto questo nel corso di molti anni. Ricordo che qualche anno fa ci fu una indagine della magistratura quando Acea si rese disponibile a risolvere l’emergenza nazionale di Napoli, ci fu il sequestro della discarica e quella indagine si risolse con il nulla di fatto, ne risultò soprattutto che nessun rifiuto diverso dai codici dichiarati era entrato in discarica. 
Perciò, quando si fanno riferimenti ambigui alla nostra discarica se ne risponde. Ribadisco che siamo un soggetto imprenditoriale che intende contribuire a risolvere i problemi. Sulla base del quadro programmatorio che la Regione definisce cerchiamo di trovare le compatibilità con il nostro business. L’ampliamento della discarica ‘Le Crete’ rispondeva e risponde ad una esigenza che deriva dallo stato delle cose e dalla programmazione regionale. Abbiamo rimodulato il progetto proponendo un ampliamento che è circa la metà di quello originariamente proposto e su questa linea c’è la disponibilità di un grande soggetto economico ed imprenditoriale come è Acea. Siamo interessati a radicare la nostra presenza nei territori e seguiamo con la giusta attenzione il lavoro dell’AURI, quando avremo conoscenza degli atti di programmazione ci proporremo come operatore per le giuste soluzioni perché siamo un operatore che nel settore non solo è serio ma che fa dell’utilizzo delle tecnologie più avanzate un proprio vanto. Ogni qualvolta si pongono delle opportunità nuove non siamo presenti rendendo la nostra attività compatibile con gli atti di programmazione regionale”.
Giorgio Cocco (Sindaco di Porano): “in AURI io rappresento i piccoli comuni e sento il dovere di riassumere lo spirito di questa Autorità unica nata con lo scopo di rimettere insieme gli enti ATI analizzando la situazione e confrontandosi con la Regione che è il soggetto deputato alla programmazione. Capisco che siamo in campagna elettorale ma la Presidente della Regione e l’Assessore all’Ambiente ci hanno indicato chiaramente i seguenti obiettivi: 1) differenziata spinta; 2) no agli inceneritori; 3) sì agli impianti di CSS. Sulle discariche avremmo avuto modo di trattare la questione a livello interregionale nel contesto del quadro Umbria, Marche, Toscana. Ad oggi, in attesa del nuovo PRR, ciascun Ati operava nell’ambito della propria area. Oltre alle discariche ci sono altri problemi importanti: in Umbria sono presenti diversi gestori e c’è grande differenza dei costi tra i diversi cittadini dell’Umbria che vanno da 80 a 160 euro a tonnellata, quindi questi costi vanno rimodulati in una unica gestione sotto l’Autority dell’energia. Ho sentito dire che sarebbero stati firmati degli accordi, a me non risulta”.
Prof. Roberto Cavallo in replica: “le cose si debbono cambiare assolutamente attuando un confronto con delle azioni che si possono fare da subito, senza aspettare anni; ragionando cioè in termini di prevenzione dei rifiuti e pianificazione della raccolta. Con i consumatori dovremmo necessariamente confrontarci su cosa si intende per residuo di rifiuti, ma anche con i produttori di imballaggi perché a livello europeo sono già previste delle indicazioni precise; riteniamo che a questi produttori si debba chiedere che gli imballaggi in plastica siano recuperabili e riciclabili. Ciò incide sugli aspetti culturali e dei tempi, nel senso che l’aspetto culturale incide in modo fondamentale sugli aspetti pianificatori. A livello economico, quando si parla di riuso non pensa ai centri di riuso ma a qualcosa di diverso; torna cioè il concetto del confronto con la distribuzione, le categorie dei negozi, gli artigiani che proprio in questi anni fanno riemergere il valore delle riparazioni. In definitiva, se riusciamo ad abbassare le barriere culturali e le usiamo come confronto potranno venire fuori soluzioni in tempi brevi”.
Dott. Giuseppe Rossi: “occorre precisare che se non si fa nulla le discariche andranno prestissimo ad esaurimento. Dire che si risolve il problema del trattamento con il piano dei rifiuti non basta perché ci sono cose contingenti che vanno risolte con misure di emergenza. Qui stiamo facendo programmazione. Vanno fatte politiche concentriche per migliorarci nelle piccole cose al fine di risolvere il problema. Da ultimo, preciso che non prevediamo nuovi impianti, ma migliorare e specializzare quelli esistenti, il che richiede scelte politiche lungimiranti e un tempo fisiologico di realizzazione per migliorare l’esistente con scelte strategiche”.
A conclusione dell’incontro, il Sindaco Giuseppe Germani ha evidenziato: “l’obiettivo di questo incontro era quello di iniziare a vedere nel concreto le soluzioni che realmente possono risolvere la questione degli smaltimenti in discarica. Finalmente, quindi, si affronta il problema rifiuti senza far finta che non esista. Abbiamo svolto tre ore di sana discussione e di approfondimento per arrivare, anche se i tempi sono strettissimi, con una proposta condivisa di Piano Rifiuti. Entro breve tempo dovremo essere in grado di portare a compimento il Piano che viene presentato oggi ad Orvieto e poi negli altri territori della regione. Colgo le sollecitazioni fatte dal Prof. Cavallo. Come ho già detto io non voglio far finta di niente, ma voglio affrontare la materia rifiuti creando, tutti insieme, le condizioni per invertire l’attuale tendenza. In questa consiliatura abbiamo fatto alcuni atti che come Pubblica Amministrazione ci costringono ad affrontare il problema in modo differente. Nutriamo la speranza che qualcosa possa essere fatto, ad Orvieto abbiamo portato la raccolta differenziata oltre il 70% quindi possiamo dire la nostra ed aprire un discorso nuovo. Sull’ampliamento del secondo calanco torno a dire che il progetto è stato bocciato perché la Regione non ha superato il parere politico di segno negativo del Comune di Orvieto. Io non ho firmato nessun accordo e le riunioni a cui ho partecipato sono state fatte all’Assessorato regionale all’Ambiente insieme ai soggetti titolati, a partire dall’AURI; in quella sede io ho detto che il Consiglio Comunale di Orvieto sarà sovrano rispetto alla posizione che il Sindaco porterà in sede di AURI e in Regione. Quindi non ho firmato, né potevo firmare nessuna autorizzazione. Questa volta, per la prima volta, almeno dal punto di vista del metodo, abbiamo imboccato una strada diversa per un vero progetto volto a superare una volta per tutte il problema dei rifiuti”.

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