Gnagnarini risponde a Campino (Libreria dei Sette) e prevede un “perdente dejavou politico”

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di Massimo Gnagnarini

Mi sarei più volentieri silenziato almeno per un po’, ma eccomi qua di nuovo tirato in ballo da quanto dichiarato ieri dal signor Campino in una assemblea pubblica.

Al signor Campino dico che il suo fatturato in crescita attesta inequivocabilmente che egli ha venduto più libri e servizi in controtendenza alla paventata crisi commerciale del centro storico e all’opposto di quanto inizialmente egli lamentava circa la crisi della sua azienda.

Se, come lui sostiene, la redditività della sua impresa è in calo intervenga con gli strumenti a disposizione di ogni imprenditore senza scaricare, moralmente ed economicamente, sulla pubblica amministrazione gli oneri di una riorganizzazione finalizzata ad aumentarne i profitti.

Quanto alla diffusione dei suoi dati di bilancio ricordo a Campino che quando una famiglia disagiata chiede un contributo al Comune deve presentare pubblicamente il suo ISEE per averne diritto senza sentirsi per questo oggetto di lesa maestà. Ciò vale anche se la richiesta proviene dal cosiddetto salotto buono della città.

Che poi la benemerita Libreria dei Sette S.R.L. , diventi oggi la base, o meglio il pretesto, di una riorganizzazione politica dei soliti noti vogliosi di riconquistare le leve pubbliche di un Comune risanato finanziariamente e tornato appetibile, è cosa palese e, anche se legittima , a mio parere, assai meno auspicabile per il bene della città.

Tutti sanno che Orvieto non riesce a fare sistema e che la ricchezza prodotta dai suoi principali motori – turismo e cultura – è sottocapitalizzata in vari settori, dove, finora, ha prevalso il mantenimento dello status quo utile a coltivare gli automatismi economici prodotti da ogni singolo orticello.

Questa mentalità e gli interessi collegati spiegano il siluramento della gara per la gestione del Palazzo dei Congressi, le resistenze verso la destinazione ad albergo di rango dell’ex ospedale, le viscerali polemiche sulle scelte di legalità e apertura al mercato compiute dall’ Amministrazione per l’affidamento della gestione dei principali beni culturali come il Teatro, la Scuola di Musica, il Pozzo di san Patrizio, la Torre del Moro fino a questa vicenda degli aiuti economici pretesi ed inevitabilmente negati a un’attività privata che vende libri.

Insomma stanno preparandosi per l’ennesimo vecchio e perdente dejavou politico per tenere ancora inchiodata la città, contrastando ogni visione o progetto come quello tentato dalla Giunta Germani di mettere a reddito la città

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