I sette saggi

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di Massimo Gnagnarini

La crisi commerciale attraversata dalla libreria Mondadori a Palazzo dei Sette e le iniziative da più parti intraprese per il suo superamento hanno avuto il pregio, in questi giorni, di rilanciare un confronto alto e qualificato sulla città e sul suo divenire.

E’ un segno di ripresa di vitalità culturale a distanza di soli tre anni da quando a fallire, a Orvieto, era stato il Comune con oltre 10 milioni di euro di deficit di bilancio.

Oggi, dopo una silenziosa risalita, dopo aver pagato tutti i debiti, dopo aver scontato tutti i vincoli e gli impedimenti burocratici che ne erano derivati, dopo essere usciti con sei anni di anticipo dalla procedura di fallimento, il Comune di Orvieto torna ad essere soggetto attrattivo e artefice alla pari del miglior destino di Orvieto e degli orvietani.

Oggi gli intellettuali tornano a parlare, ed è un bene! E circostanza ancor più speciale è che il dibattito riprenda proprio dal luogo dove secoli fa lo avevano lasciato sette magistrati cittadini ognuno dei quali designato da una delle corporazioni cittadine.

Auspico che nelle forme e nelle modalità possibili Palazzo dei Sette torni ad ospitare i sette saggi non certo come forma di governo cittadino, ma come soggetto garante identitario della nostra comunità locale.

All’orizzonte si prospettano scelte difficili e ineludibili che vanno ben oltre i parcheggi o i varchi elettronici per limitare il traffico veicolare nel centro storico.

Bisogna trovare una quadra tra le esigenze dell’industria turistica e quelle dell’orvietanità incarnata e viva.

La politica e il Comune, per quanto oggi esso risanato economicamente, non possono esaurire il parterre degli invitati a questa sfida.

Occorrono gli orvietani, la loro creatività, le loro professionalità e anche i loro soldi. Soldi per ristrutturare , innovare, migliorare, promuovere e così via.

 

 

 

 

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