Nozze d’argento per UJW con un cartellone di star e un po’ di Orvieto con Filippo Bianchini

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Quest’anno si celebrano le nozze d’argento tra il Jazz e Orvieto con Umbria Jazz Winter, probabilmente la manifestazione top per la città e sempre di grande impatto.  A presentare il programma c’erano il sindaco, l’assessore Alessandra Cannistrà, il presidente di TeMa Stefano Paggetti, l’avvocato Gian Luca Laurenzi per la Fondazione UJ e naturalmente il direttore artistico Carlo Pagnotta.   Si è dunque ricomposta la frattura tra Orvieto politica e Umbria Jazz, in particolare con Carlo Pagnotta.  E proprio il direttore artistico ha esordito spiegando che gli ultimi due anni sono stati difficili, “ma ora si torna al classico, allo stile Umbria Jazz con TeMa che collabora con noi e non il contrario come qualcuno aveva immaginato”.  Chiusa la polemica con un’ultima stoccata dedicata anche ai problemi economici legati ai sospesi con gli albergatori, “quest’anno gli albergatori riceveranno a breve un anticipo sulle somme pattuite, perché siamo abituati a lavorare”. 

Pagnotta ha poi pres4entaot un programma sicuramente ricco e soprattutto di classe con un omaggio dovuto a Thelonius Monk e una grande prima per l’Italia quella del nuovo astro nascente delle voci femminili, Jazzmeia Horn.    UJW partirà come sempre il 28 dicembre per concludersi il primo giorno del 2018 in una special edition che è un mix tra novità e graditi ritorni.  Lo sforzo organizzativo messo in campo si evince dai numeri con circa 100 eventi e 150 musicisti che occuperanno allegramente il centro storico della città per cinque giorni, dall’ora dell’aperitivo di mezzogiorno  fino a tarda notte.  I punti di incontro e musica sono quelli che segnano la vita artistica e culturale di Orvieto, il Teatro, il Duomo, Palazzo dei Sette, Palazzo del Capitano del Popolo, Museo Emilio Greco e San Francesco mentre le strade saranno invase dalla musica della marching band. Un occhio di riguardo ci sarà per le tradizioni enogastronomiche di Orvieto con due locali del centro e il Palazzo dei Sette dove verranno ospitati eventi legati a vino, cucina e musica. Per il venticinquesimo non potevano mancare i due appuntamenti che più caratterizzano la manifestazione con il concerto gospel il primo gennaio dopo la Messa della Pace e i Funk Off che suoneranno per le strade con il loro sound inconfondibile.  Il cartellone è di tutto rispetto.  Il 28 dicembre si apre con il Jazz lunch che vede protagonista Riccardo Biseo, Massimo Moriconi e Gegè Munari.  Alle 16 alla Sala Expo del Palazzo del Popolo uno spettacolo gratuito con i vincitori Berklee Summer School all’Umbria Jazz Clinic 2017. 

Sfogliando il programma c’è “In My mind-Monk at Town Hall”, il tributo di Jason Moran per il centenario della nascita di Thelonius Monk, uno spettacolo multimediale in cui la musica si fonde con le immagini e la parole di Monk stesso.. Abbiamo poi Marc Ribot, uno dei chitarristi più creativi delle ultime generazioni jazz che si esibirà con il suo trio e con The Young Philadelphians. Come già annunciato una delle protagoniste di questa edizione è sicuramente Jazzmeia Horn che negli States considerano un astro nascente nel panorama vocale jazz femminile e che ha vinto il Thelonius Monk Institute International Jazz competition e il Sarh Vaughan International Jazz vocale competition. Quest’anno c’è anche una spruzzata di New Orleans con Little Freddie King, cantante e chitarrista legato alle radici musicali del sud degli USA e The Mystics.  Il coro gospel The Benedict Gospel Choir del South Carolina. 

Per quanto riguarda il jazz made in Italy sarà presente il Trio di Roma, la band storica formata da Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto.  Sempre Rea sarà il co-protagonista di una serata con Gino Paoli e la guest star Flavio Boltro. E ancora grande spazio a Maria Pia de Vito, alla signora del pianoforte jazz Rita Marcotulli, il progetto So Right con Julian Oliver Mazzariello e Enzo Pietropaoli, il Brasile di Core/Coracão. Sempre Italia con Gabiele Mirabassi e Roberto Taufic e il trio formato da Giovanni Guidi, Luca Aquino e Michele Rabbia, il quartetto di Fabrizio Bosso, The Licaones.  Contaminazioni italo-americane con Marco Tamburini, Roberto Gatto e il bassista statunitense Daryl Hall.

Per chiudere la carrellata sugli artisti italiani il sax classico di Luca Velotti e il vanto orvietano Filippo Bianchini con il suo quartetto Sugarpie & The Candymen.

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