San Giovenale, i cittadini chiedono di riflettere ancora. Sindaco e assessore vanno avanti

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Sindaco e assessore Andrea Vincenti sono arrivati al San Giovenale con quasi 30 minuti di ritardo.  L’incontro programmato con la comunità per l’11 ottobre alle 21 è così iniziato alle 21,30 circa.  Argomento della discussione-presentazione era la viabilità nel centro storico o meglio a San Giovenale.  Il punto nodale riguarda il nuovo futuro varco di via Malabranca che l’amministrazione ha deciso di installare per evitare il caos dei parcheggi nel quartiere medievale.  Il rumoreggiare della comunità aumenta, come anche alcuni segnali di evidente insofferenza.  L’assessore presenta i dati ufficiali dei residenti, probabilmente con qualche imprecisione nei numeri, spiegando l’impossibilità fisica nel contenere le auto con permesso all’interno dei parcheggi.  Certo, troppe macchine e pochi posti disponibili. San Giovenale piena di macchine, senza troppe regole, spiega il sindaco “non è più possibile anche per motivi di sicurezza”. 

La discussione è diventata a tratti una esposizione di necessità personali, ma ad accomunare la gran parte dei presenti è stata la contrarietà al varco perché limitante la libertà di circolazione.  Per il parcheggio alcuni residenti hanno addirittura richiesto a gran voce l’intervento massiccio dei vigili per controllare gli aventi diritto e in particolare le situazioni di intralcio alla circolazione.  Un residente ha lanciato la proposta di offrire ai residenti con più vetture intestate la possibilità di parcheggiare nel piano scoperto di Foro Boario a tariffa “politica”.  Finalmente sono uscite fuori le iniziative che l’amministrazione ha intenzione di mettere in campo in previsione “dell’imminente” pedonalizzazione di alcune aree del centro storico.  Gli ascensori di collegamento funzioneranno a partire da febbraio quasi 24 ore a partire dalle 5 della mattina, la circolare sarà gratuita per tutti i residenti di Orvieto e passerà ogni 20 minuti in coincidenza con gli orari di apertura della funicolare, si sta pensando di utilizzare il piazzale della Piave come parcheggio a prezzo simbolico di 1 euro al giorno, così come quasi sicuramente si farà con Foro Boario.

Le soluzioni individuate sono sicuramente ottimali per un tipo di utenza residenziale giovane e per l’afflusso di persone per fini turistici, non è così per chi lavora.  C’è poi una categoria, quella dei pendolari residenti nel centro storico che non vedono cambiare assolutamente la loro situazione.  La navetta e la funicolare avranno orari coincidenti rendendo praticamente obbligatorio l’utilizzo del proprio mezzo per raggiungere la stazione ferroviaria prima delle 7 della mattina.  Anche chi ha necessità di brevissime e brevi soste per lavoro non vedrà grandi miglioramenti ma un prolungamento dell’orario per le proprie necessità professionali e/o burocratiche.  Rimane anche la divisione da guerra fredda di Orvieto in nord e sud e su questo punto non si è riusciti a comprenderne la reale necessità. 

Permangono i dubbi su alcune imminenti scelte ma soprattutto permangono forti i dubbi sulla partecipazione alle decisioni.  L’assessore ha prima spiegato di aver avuto una decina di incontri e poi ha sottolineato come spesso qualcuno ha “portato l’incontro a caciara” pur di evitare la discussione.  L’assessore avrebbe voluto proposte da chi questo mestiere non lo fa.  Sarebbe come dire al sottoscritto di costruire una casa.  Personalmente non so nulla di cemento, ferro, livelle ed altro ma posso soggettivamente giudicare un progetto e magari suggerire una soluzione architettonica, ma sempre con il determinante aiuto di un professionista.  Ecco, chiedere che il cittadino presenti un progetto alternativo sembra esagerato.  Proprio durante la riunione un cittadino ha suggerito il parcheggio a prezzo politico ma oltre non si può andare. 

E’ altresì chiaro che chi amministra è al servizio dei cittadini e se una comunità nella sua maggioranza è contraria allora forse, altro suggerimento arrivato ripetutamente nella riunione di San Giovenale, bisognerebbe avere la lucidità di fermarsi, ricominciare la fase partecipativa, questa volta vera e con comunicazioni chiare e puntuali, spiegando il proprio progetto, ascoltando le esigenze delle varie categorie, dei residenti nel centro storico, nei quartieri e nei quartieri del Comune, valutare il tutto auspicabilmente con la creazione di una agile commissione che preveda la partecipazione di rappresentanti dei cittadini e delle categorie produttive e infine arrivare ad un progetto finale.  Se poi il progetto finale prevede la reazione di alternative, come parcheggi, navette ed altro, miglioramenti nell’arredo e decoro urbano, allora prima si deve necessariamente procedere con questa fase per poi giungere alla parte più invasiva. Anche i cittadini, però, devono lasciarsi dietro le spalle il pronome “io” per passare al “noi” e pensare al bene comune e non al bene di ognuno, magari sacrificando una piccola parte della propria libertà, non troppa ovviamente, a vantaggio della comunità.

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