Il grande flop della città chiusa. Manca la programmazione e la crisi morde

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I dati al 31 agosto sono difficilmente controvertibili.  Il turismo cala e, in senso più generale, calano le presenze nel centro storico.  Come mai? Questa sarebbe la prima domanda da porsi che potrebbe avere una doppia risposta, una dedicata al turista l’altra agli orvietani. Il turista che arriva ad Orvieto rimane meravigliato dalla bellezza del centro, del Duomo ma poi i servizi non sono sicuramente all’altezza.  Lo IAT ha orari d’apertura non consoni ad un punto informativo vero, le indicazioni stradali languono, i bagni pubblici sono così ben nascosti che si devono chiedere indicazioni per trovarli, altra questione anche qui l’orario di apertura.  Abbondano i parcheggi per il turista medio.  Tra insilati, piazza della Pace e strisce blu c’è solo l’imbarazzo della scelta ma il conto è piuttosto salato.  E’ vero, quest’estate abbiamo potuto vedere tanti post con prezzi anche più alti ma spesso si trattava di località di mare o fortemente turistiche.  In pratica ti fanno pagare la location.  A Orvieto ci devi venire perché ne hai sentito parlare o hai letto o ti sei imbattuto in qualche servizio su riviste e canali televisivi.  Contro il turismo ci si mettono anche i collegamenti ferroviari sempre più scarsi e spesso non puntuali.  La sera trovare un taxi è una vera roulette.  La bellezza mozzafiato della Rupe e del Duomo non basta più; serve un plus di servizi che ancora manca.  I grandi eventi sono praticamente sconosciuti con la sola esclusione di UJW, a proposito mancano tre mesi e ancora non si sa nulla altro errore di marketing, come del resto non si sa nulla degli eventi prossimi venturi, insomma la famosa programmazione.  Se poi ci mettiamo la gran quantità di cibo surgelato nella città sede dello slow-food che viene venduta ogni giorno e la passeggiata principale “guastata” dalle troppe auto più o meno autorizzate la tempesta perfetta è servita.

Poi c’è la questione degli orvietani che non vengono più nel loro centro storico.  Negli anni è cambiato tutto per cui servizi e commercio si sono concentrati nei quartieri di valle ma questo non basta a giustificare la scarsa attrattiva del centro storico.  Il giorno i parcheggi costano e allora ci sono orvietani che neanche sanno che Scarponi non c’è più ed è cambiato.  Non è un caso la citazione perché l’altro punto nodale è proprio piazza del Popolo.  E’ ormai imminente la chiusura totale al transito veicolare.  Rimarrà una piccola corsia per infilarsi nel vicoletto stretto che si chiama Via Vitozzi dove spesso auto forestiere timorose frenano e tornano in piazza alla ricerca di un uscita più consona.  Addirittura si era paventato lo spostamento del mercato in Piazza Chaen, idea abbandonata.  Così ci ritroveremo una piazza vuota, senza arredi, assolata d’estate, umida e fredda d’inverno e con esercizi commerciali in sofferenza, almeno nella gran parte dei casi. 

Il solito adagio degli investimenti non regge.  Chi ha investito in questi anni lo ha fatto, salvo due eccezioni, quando addirittura c’erano i parcheggi a pagamento su doppia stecca laterale e il saldo tra attività nuove e esistenti è fermo ad uno striminzito “+2” tra l’altro di dimensioni piuttosto ridotte nei metri quadri.  Nel frattempo un’attività di abbigliamento chiude e altre ci stanno pensando.  I grandi eventi dovrebbero riempire la piazza almeno una volta al mese ma chi si sentirebbe di rischiare propri denari a gennaio o febbraio, o novembre o dicembre sulla piazza? 

Il commercio, con tutti i suoi difetti, è in forte sofferenza e poco si fa per tentare di riattivarlo.   L’unica leva che rimane è proprio quella della massima fruibilità del centro storico così come era previsto nel QSV datato 2015, in crisi economica conclamata, con piazza del Popolo destinata ad essere parcheggio hub per le operazioni quotidiane dei cittadini in uffici, ambulatori, negozi del centro storico. 

Da allora è cambiato qualcosa?  Assolutamente no.  La crisi del commercio è ancora durissima, i soldi pubblici languono, il centro storico si spopola e i turisti vengono per visite veloci e di gruppo da massimo mezza giornata.  Programmare una campagna promozionale per il settore alberghiero è estremamente difficile perché manca la programmazione degli eventi, tanto per citare un esempio.  Oggi non bastano più navette elettriche, gratuite, e parcheggi insilati ma un’operazione complessiva di marketing che presenti Orvieto nella sua totalità e finché quest’operazione non sarà possibile forse l’idea di chiudere sempre più la città rischia di stridere fortemente con le esigenze di chi opera, lavora, vive e soggiorna a Orvieto.

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