Il crac dei nostri enti territoriali

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L’Umbria Meridionale è con l’acqua alla gola con i suoi principali Enti territoriali in stato di predissesto finanziario.

Tra questi Orvieto ha fatto da apripista per la cosiddetta “legge salva comuni” istituita durante il governo Monti e velocemente ne sta uscendo con successo. Altri, come la Provincia di Terni, il Comune di Terni e di Arrone vi si stanno aggrappando come ci si aggrappa a una scialuppa di salvataggio per evitare le acque ancor più tempestose del dissesto finanziario dove la navigazione viene affidata a uno skipper prefettizio.

In ogni caso un conto sono le conseguenze politiche e i sbrigativi giudizi ricadenti sulle classi politiche locali che si trovano a gestire questi drammatici passaggi, mentre un altro conto sono la consapevolezza e l’indagine da riservare alla comune origine sistemica di tali default.

Orvieto, infatti, è andata in predissesto dopo cinque anni di governo di centro destra, ma il grosso della massa passiva risaliva a molti anni prima sotto la guida di giunte di sinistra.  Un errore comune è quello di pensare che il risanamento finanziario dei nostri Comuni in difficoltà finanziaria passi attraverso la ricerca di risorse straordinarie, magari rinvenienti dalla vendita del patrimonio, utili a ripagare i debiti accumulati nel tempo, ma in realtà la cura da imprimere è piuttosto un insieme di scelte politiche e di riforme dei servizi da fare per rimettere in equilibrio strutturale le entrate e le spese correnti.  Non è una banalità. Per farlo occorre coraggio e autorevolezza perché si impatta inevitabilmente su aree di consenso diffuse che occorre riportare a criteri di economicità e ai principi di utile reciprocità tra gli interessi di parte e quelli pubblici.

Occorre perfino rinunciare, in qualche caso, a inseguire ossessivamente i fondi pubblici per investimenti in opere che, per quanto utili, raramente sono a costo zero non foss’altro per gli oneri di gestione che graveranno in futuro sui bilanci. Quello della sostenibilità, infatti, è stato per lo più un concetto volutamente sconosciuto alla politica che più solitamente è abituata a passare all’incasso mediatico e alla spettacolarizzazione degli interventi e a scaricare sul futuro i guai che ne possono derivare dal punto di vista gestionale. Lo stesso vale per le cosiddette esternalizzazioni e per le partecipazioni.

Tornando al caso di Orvieto, alla fine del 2013 , con la dichiarazione dello stato di predissesto dell’Ente, la vecchia amministrazione fu incapace di ridurre di un solo euro il deficit ereditato cinque anni prima nonostante la vendita della farmacia comunale e di altri immobili, ma di più si era ritrovata con un bilancio dove le spese incomprimibili, ovvero la spesa per il personale, le convenzioni e i contratti pluriennali in essere, gli accantonamenti per il rientro dal deficit e i vari fondi rischi per gli swap e le cause giudiziarie in corso, superavano abbondantemente il valore reale delle previsioni in entrata.

Pertanto per riequilibrare stabilmente il bilancio occorreva che la nuova amministrazione avesse il coraggio e la forza, non appena insediatasi, di inaugurare una nuova politica delle entrate. E in effetti questo è stato fatto. Nel caso di Orvieto i settori dove principalmente si poteva agire senza gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini residenti, erano quelli legati ai flussi turistici ovvero imposta di soggiorno, tariffe parcheggi e gestione dei beni culturali.

La tabella mostra i risultati ottenuti in questi ultimi tre anni attraverso la differenziazione delle tariffe dei parcheggi incrementate solo per i non residenti e per i bus turistici,  l’applicazione della tassa di soggiorno e una più stringente gestione e controllo sui beni culturali. Risultati che non solo hanno permesso di anticipare di sei anni l’uscita dallo stato di predissesto dell’Ente senza ricorrere ad alcuna alienazione e impoverimento del suo patrimonio, ma con un incremento stabile annuo di maggiori risorse correnti per oltre 1 milione di euro si è colmata quella differenza strutturale tra le entrate e le uscite che era suscettibile di produrre nuovi disavanzi e quindi altri deficit da ripianare in futuro.

 

Massimo Gnagnarini

Assessore al bilancio del Comune di Orvieto

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