BPB-CRO, sono giorni caldissimi tra Regione e accordi sindacali che scongiurano gli esuberi

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Sono giorni di grande fermento intorno alla Banca Popolare di Bari e alla Cassa di Risparmio di Orvieto.  Alcuni giorni fa il consiglio regionale ha approvato all’unanimità, seppure con qualche mal di pancia, una mozione presentata dal consigliere socialista Silvano Rometti che impegna la giunta a sostenere i risparmiatori che hanno investito in quote della Popolare di Bari, a intervenire urgentemente nei confronti della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche e per auspicare che la Fondazione non venda le proprie quote di CRO ancora in suo possesso.  Mentre andava in onda l’approvazione continuavano le trattative sindacali sul nuovo piano di BPB che si sono concluse con una soluzione da molti auspicata ma non così scontata. 

Proviamo a capire cosa è successo in questa settimana.  Il consiglio ha approvato una mozione che rischia di rimanere lettera morta per molteplici motivi.  Si richiama il supporto ai risparmiatori sulla falsariga di ciò che è stato deliberato per quelli delle cinque banche in risoluzione ma non ne sussistono i presupposti.  Nel caso di Banca Etruria, ad esempio, i risparmiatori hanno visto azzerato il valore delle loro azioni mentre nel caso di BPB c’è stata una svalutazione di circa il 20% sul valore di acquisto, tra l’altro sicuramente non uguale per tutti, in una dinamica normale di mercato.  Certamente il punto debole è la non quotazione delle azioni, fatto superato oggi con le contrattazioni su Hi-MTF mercato regolamentato e sottoposto al controllo di Consob.   Si richiede un intervento urgente alla commissione bicamerale che però ha già ben definiti i suoi compiti relativamente alle crisi palesate del sistema creditizio italiano.  C’è poi il limite temporale di fine legislatura che probabilmente non permetterà alcun approfondimento non solo su Bari ma neanche sugli istituti indicati in sede di approvazione.  Il terzo step riguarda la Fondazione.  Qui si tratta più che altro di una speranza che da Palazzo Coelli non procedano alla vendita del loro 26% circa di quote della CRO.  Peccato che proprio la stessa Fondazione come da noi già pubblicato lo scorso mese di luglio, abbia intenzione di cedere a BPB o a terzi la sua quota, almeno così ha chiesto alla stessa banca pugliese stando ai documenti ufficiali.

Nel frattempo la polemica intorno al piano di ristrutturazione ha ulteriormente acceso le polemiche sull’intera vicenda.  Tra indiscrezioni e documenti si era a conoscenza di risparmi per 30 milioni, chiusura di filiali e sedi di Pescara, Potenza e Teramo, outsourcing di alcune attività e 504 esuberi totali.  Il sindacato ha condotto una trattativa piuttosto difficile e proprio il 5 agosto si è arrivati ad un accordo che prevede otto milioni di risparmi dal taglio delle consulenze estere e del 30% dei compensi per il board e il top management, azzeramento per tre anni del contributo FIP per i lavoratori, solidarietà con forte progressività con vari punti specifici di salvaguardia in particolare delle fasce reddituali più deboli.  In accordo con quanto sottoscritto nel 2016 è previsto anche il completamente della stabilizzazione del personale a tempo determinato.

Fin qui la storia ufficiale e ragionata della lunga telenovela BPB-CRO che sicuramente avrà nuovi sviluppi prossimamente.

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  • Florido Fratini

    Caro Direttore, basta guardare il sito internet Hi-Mtf per accorgersi che le azioni bpb sono scambiate in quantità infinitesimali rispetto a quelle messe in vendita dai risparmiatori, per di più ad un prezzo ulteriormente svalutato (€. 6,90). Con ciò dimostrando la loro sostanziale illiquidità ed un prezzo decisamente sopravvalutato. In secondo luogo, il “piano industriale” BPB non è stato firmato da UIL, Cisl e Ugl. Mi sembrano, i Suoi, dei trionfalismi un po’ fuori luogo. Grazie per lo spazio e buon lavoro.

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