Pronti a entrare nel team sanitario i “volontari certificati del diabete”

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Si è concluso lo scorso 25 luglio a Terni il corso di formazione di volontari certificati del diabete, il primo nel suo genere, volto a creare questa nuova figura di grande rilievo nel supporto del percorso sanitario dei malati.  Il diabete è una malattia cronica in crescita e causa di complicanze ad essa legate che comportano ospedalizzazioni con conseguenti costi economici e sociali.

Il dottor Massimo Bracaccia, responsabile del servizio diabetologico della ASL2 ha spiegato, nel suo intervento che ormai il diabete è una malattia sociale e che nei prossimi anni se non s’interverrà in maniera puntuale si rischia una vera e propria epidemia.  Proprio i numeri fanno capire l’importanza della formazione di volontari qualificati e certificati, in un momento storico complesso caratterizzato da una severa spending review che potrebbe mettere a rischio una politica sanitaria inclusiva, cioè aperta a tutti con il pagamento in compartecipazione in maniera direttamente proporzionale al reddito personale. 

Ecco che il cittadino da semplice paziente può divenire parte attiva nel collaborare con le strutture sanitarie territoriali come supporto vero e partecipativo all’interno dei team dedicati alla diabetologia.  Chiaramente non poteva essere lasciato esclusivamente alla buona volontà dei singoli o ancor meglio delle associazioni, quindi si è pensato ad un percorso formativo che portasse alla creazione della figura del volontario certificato del diabete.  ASL2 e le associazioni hanno dialogato a lungo per giungere all’avviamento del primo corso che si è tenuto in tre giornate di studio a Terni e che si è concluso con la consegna dei diplomi ai tanti volontari che hanno creduto nel progetto seguendo le “lezioni” con puntualità e partecipazione.  Sempre Bracaccia ha spiegato che l’epidemia può essere bloccata grazie al miglioramento dello stile di vita occidentale troppo sedentario.  E’ possibile che in due persone su tre, in persone predisposte alla malattia, con uno stile di vita appropriato noi possiamo evitare che la malattia diventi manifesta e questa è la carta vincente. A divulgare la buona novella sono senza dubbio gli operatori sanitari e tutto il team ma anche e soprattutto i volontari certificati”. 

Oggi, dopo la legge sul diabete che risale al ’77, c’è stato un nuovo e fondamentale passo avanti con il Piano Sanitario Nazionale.  Massimo Bracaccia ne ha voluto sottolineare una parte che riguarda proprio il nuovo e fondamentale ruolo delle associazione di persone con il diabete.  “Le associazioni svolgono un’azione collettiva, responsabile, solidale ed hanno un ruolo importante nell’assistenza specialmente in questo particolare momento storico.  Alcuni elementi storici come spontaneità, gratuità, servizio agli altri e continuità le rendono una forza collettiva che si auto-organizzano per aiutare le persone malate di diabete ma non sostituiscono l’intervento pubblico con cui devono coordinarsi ed avere una dialogo continuo”. In poche righe è spiegato il senso della novità e dell’importanza di questo primo corso organizzato dalle associazioni.  Le figure professionali di volontari certificati del diabete andranno ad integrarsi nel team diabetologico di territorio per supportare sia il lavoro degli operatori sanitari che direttamente malati e familiari nel percorso lungo che va dall’iter burocratico per il riconoscimento dello status di diabetico, al rinnovo della patente, per arrivare anche a fasi più complesse di informazione sempre nel rispetto dei ruoli. 

Questo è ovviamente un primo gradino a cui seguiranno corsi di aggiornamento ed incontri con il team sanitario sia per migliorare le competenze che per ottimizzare i vari aspetti del lavoro di squadra.  Sara Scillitani, presidente di ADO (Associazione Diabete Orvieto) e coordinatrice regionale delle associazioni che si occupano di diabete, ha sottolineato l’importanza e la novità di questo corso che “ha formato volontari certificati del diabete ma che è solo un primo passo verso una maggiore consapevolezza e partecipazione dei pazienti, dei familiari e degli operatori sanitari”.  

Entro la fine dell’anno, dunque, i primi volontari del diabete saranno presenti all’interno delle strutture sanitarie in apporto ai team diabetologici di territorio ed ospedalieri.

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