Mozione di Silvano Rometti su CRO, in consiglio regionale manca il numero legale, niente voto

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La mozione Rometti sulla Cassa di Risparmio di Orvieto si è discussa in consiglio regionale il 18 luglio.  Risultato: nulla di fatto, per mancanza del numero legale.  Il problema però riguarda l’intera discussione che si è tenuta proprio durante il consiglio.  Regna molta confusione, così tanta che a tratti sembrava che si parlasse di una banca ormai a fine corsa invece che di un gruppo bancario strutturato, solido e con una sofferenza di bilancio ben all’interno dei limiti e fisiologica.  Questo è oggi la Popolare di Bari, con i suoi pregi e i suoi difetti. 

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Politicamente invece la discussione ha evidenziato i problemi, questi sì grossi, interni alla maggioranza.  Mezzo PD si è dileguato dopo la discussione e la sospensione per trovare un punto d’incontro tra i capigruppo.  Alla ripresa dei lavori Catiuscia Marini, Eros Brega e il vice-presidente Paparelli hanno guadagnato l’uscita sperando nel silenzio e invece Raffaele Nevi (FI) nel suo intervento per la dichiarazione di voto ha evidenziato proprio queste assenze e la conseguente mancanza del numero legale.  Ma torniamo nel merito della mozione.  Ancora una volta quando si parla di credito il rischio è quello di fare di tutta l’erba un fascio e in particolare di accostare nomi che in comune hanno solamente la dicitura “banca”.  Per l’intera discussione si è apertamente parlato della necessità di presentare la questione CRO alla costituenda Commissione Parlamentare sulle Banche in crisi, ma è proprio su questo che bisogna intendersi, la commissione ha un mandato preciso per evidenziare le problematiche di alcuni istituti, MPS, Banca Etruria, CariChieti, BPVI, Veneto Banca, Banca Marche, solo per citare i nomi più conosciuti.  C’è poi il particolare di non poco rilievo che dal perimetro entro il quale può muoversi la Commissione sono escluse le popolari.  Certamente c’è tutta la parte sulle fusioni e sull’erogazione del credito che potrebbe essere materia di approfondimento ma visti i tempi piuttosto ristretti di azione, entro la fine della legislatura, probabilmente nei pochi mesi disponibili si preferirà indagare sui casi eclatanti e soprattutto acclarati.  Preferiamo non riportare alcuni virgolettati anche per non essere coinvolti in eventuali azioni legali e quindi continuiamo con il resoconto della seduta. 

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Altri interventi hanno inserito la questione degli azionisti di BPB in un discorso filosofico sul credito che poco c’entrava con l’oggetto vero della richiesta formulata dal consigliere Silvano Rometti.  A tratti c’è anche stato chi ha provato a riportare la discussione su di un terreno più tecnico ricordando come innanzitutto non ci si può intromettere in una trattativa tra soggetti privati, piaccia o non piaccia, soggetti ad organi di vigilanza pubblici, le banche alla Bce ed alla Banca d’Italia e la Fondazione al MEF.  Anche la clausola di salvaguardia dei risparmiatori sembra essere peregrina se accostata ad altri casi.  Bene ha fatto la Regione ad intervenire su risparmiatori di altri gruppi bancari andati in risoluzione, ad esempio Banca Marche ed Etruria, ma il caso CRO è ben diverso.  Qui ci troviamo di fronte a risparmiatori che hanno acquistato un prodotto creato ad hoc con quote di BPB e obbligazioni, per le quali viene regolarmente staccata la cedola.  Si può ovviamente discutere sulle modalità di proposizione da parte dell’istituto di credito, cioè la CRO, ma non su altro.  E’ vero era scritto che le quote di solito vengono liquidate, in caso di vendita, entro 60/90 giorni, ma non c’era l’obbligo e soprattutto l’illiquidità di cui si è tanto parlato in questi mesi oggi non è più così forte stante la quotazione del titolo su Hi-Mtf, un mercato secondario ma sempre regolato da Consob.   I risparmiatori “aiutati” dalla Regione hanno visto i loro soldi volatilizzarsi in poche settimane per una “mala gestio” riconosciuta dalle istituzioni e soprattutto dagli organi di controllo e vigilanza.   Il discorso quindi sarebbe ben più ampio e meriterebbe tanto spazio ma non è questo il luogo e non lo era neanche il consiglio reginale del 18 luglio anche se qualcuno ha provato a discutere dei massimi sistemi.  Alla fine dei giochi, però, si chiedeva il coinvolgimento della commissione parlamentare e del governo, con il vice-ministro Morando già informato dal sindaco di Orvieto che ha risposto in maniera piuttosto interlocutoria, e un voto per chiedere che la Fondazione CRO non proceda assolutamente con la fusione e la cessione delle quote.  Purtroppo, come abbiamo scritto suffragati da documenti ufficiali,  nei giorni scorsi la Fondazione ha palesato la volontà di venderle a Bari o a terzi le sue quote, o almeno è pronta a farlo. 

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Territorio, piccolo credito e impresa sono stati utilizzati come termini per la difesa della territorialità di una banca, la CRO, che è già sottoposta a coordinamento e controllo da parte della Popolare di Bari ma che al territorio ha sempre prestato attenzione nei limiti delle prescrizioni severe provenienti da Bce e Bankitalia.  Nel tardo pomeriggio è arrivata la sorpresa nonostante tutti i gruppi avessero espresso parere favorevole alla mozione di Rometti.  La maggioranza sfilacciata si è decomposta silenziosamente arrivando alla mancanza del numero legale; tanto rumore per nulla!

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