Buon compleanno Luca. Le tue idee corrono con noi

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di Stefano Corradino

Oggi 16 luglio Luca Coscioni avrebbe compiuto 50 anni. Una malattia terribile, la SLA lo ha portato via, a soli 39 anni ai suoi familiari, agli amici, alla moglie Maria Antonietta, che è rimasta con lui fino all’ultimo e che prosegue instancabilmente le battaglie di Luca attraverso l’associazione che porta il suo nome.
Ci conoscevamo bene con Luca. Entrambi di Orvieto, lui di cinque anni più grande, ci ritrovavamo spesso a discutere di politica su posizioni talvolta distanti ma con il piacere reciproco del confronto. Sempre solare e positivo, uomo di grande passione civile Luca non discuteva per prevalere o per insegnare ma perché amava confrontarsi alla pari. Lo vedevo correre quotidianamente per le strade di Orvieto e avrebbe voluto partecipare alla maratona di New York. Una volta abbiamo corso insieme ma era troppo veloce per stargli dietro e lui rallentò volutamente nel vedermi arrancare…
Lo intervistai nel 2005, un anno prima della sua scomparsa, per “Micropolis”, il supplemento de “Il Manifesto”, alla vigilia del referendum sulla legge per la procreazione assistita e la libertà di ricerca scientifica. Intervista che vogliamo qui riproporre integralmente.
Buon compleanno Luca, uomo libero!

Una battaglia Radicale per il rispetto della dignità. Intervista a Luca Coscioni

di Stefano Corradino (Micropolis, 2005)

Patologie cardiovascolari, diabete, morbo di Parkinson e Alzheimer, sclerosi e lesioni del midollo spinale… Ne sono affette centinaia di milioni di persone. L’utilizzo a fini terapeutici delle cellule staminali embrionali potrebbe rappresentare la vera cura del prossimo futuro. Ma ci ostina a schierarsi contro questo tipo di ricerche chiedendone addirittura il divieto. Perché?
E’ semplicemente il tentativo del fronte proibizionista di subordinare la scienza ai dogmi della Chiesa cattolica, mai come in questo momento parte attiva anche alle Nazioni Unite. L’ONU ha approvato una dichiarazione internazionale priva di qualsiasi peso politico suggerendo ai governi di vietare qualsiasi forma di clonazione sia a fini riproduttivi che terapeutici, ritenendo non opportuna la separazione tra questi ultimi. Una risoluzione priva di qualsiasi peso politico perché i  paesi favorevoli alla ricerca scientifica sulle cellule staminali embroniali e quelli che si sono astenuti dal voto sono in numero superiore a quelli favorevoli alla messa al bando della clonazione terapeutica. La legge italiana n. 40 sulla fecondazione medicalmente assistita vieta anche la clonazione terapeutica. La clonazione terapeutica non ha nulla a che vedere con la clonazione riproduttiva. La clonazione terapeutica, infatti, si ottiene trasferendo il nucleo di una cellula adulta ad esempio prelevata dalla cute,  in un cellula uovo da cui è stato sottratto il nucleo. Attraverso una stimolazione la cellula uovo comincia a produrre cellule staminali embrionali che verranno prelevate ed utilizzate al solo fine di studiare possibili cure.
Il vantaggio di questa tecnica è che consente di utilizzare cellule geneticamente identiche a quelle del paziente, eliminando così i rischi di rigetto.

Tu hai ingaggiato una battaglia importantissima scontrandoti contro le ataviche resistenze di una parte della chiesa. Ma c’è una parte del mondo cattolico che a tuo avviso è più disponibile a discuterne?
I cattolici non c’entrano nulla. Le gerarchie vaticane  conoscono bene  la realtà di molti credenti che accettano sia le verità della religione sia le verità della scienza. Quando si è trattato  di rispondere a questioni fondamentali della vita nell’ambito della coscienza privata, proprio i cattolici sono stati in grado,  per l’aborto e il divorzio, di rifiutare il dogmatismo clericale.

Nel 1995 e’ iniziato il tuo impegno politico diretto come consigliere comunale di Orvieto. Da allora ad oggi sono trascorsi dieci anni. Molte cose sono cambiate nella tua vita in conseguenza  della sclerosi laterale amiotrofica che hai contratto ma cio’  che non e’ mutato e’ proprio il tuo impegno politico. Nei radicali, nell’associazione da te fondata. Che bilancio trai di questa esperienza?
Ciascuno di noi forse dovrebbe fermarsi ogni tanto a far un bilancio delle esperienze vissute.  E’ necessario guardarsi per verificare dove stiamo andando e cosa stiamo diventando, se siamo fedeli a noi stessi, alla nostra  coscienza  maturata  con il buon senso, la riflessione e l’esperienza di vita. La sclerosi laterale amiotrofica mi costringe ormai da nove anni a molteplici sforzi per non cedere alla disperazione più profonda. E questo non basta, almeno per tutti quelli  che vedono  allontanarsi i possibili sviluppi della ricerca scientifica, fortemente limitata in Italia dalla legge 40 del 2004 sulla fecondazione medicalmente assistita. La mia esperienza che è anche quella di chi  vede quotidianamente violati diritti fondamentali a partire da quello del  rispetto della dignità umana, quella dei malati che potrebbero trovar cura con la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il percorso fatto  ha interessato e interessa  l’eliminazione dei pregiudizi delle diversità e la violenza di quei dogmatismi che privano i più deboli, e, aggiungo,  le persone che ne hanno cura, di una esistenza dignitosa. E non solo. Essere diventato il simbolo di una battaglia  di libertà rafforza, credo, anche  gli altri. Io faccio politica radicale, e voglio che le mie ragioni, oltre che le mie sofferenze, vincano: sui referendum, sulla libertà e responsabilità individuale nelle terapie, sull’eutanasia…

José Saramago, uno dei 50 premi nobel che hanno sostenuto e sostengono apertamente la tua causa nobel, ha scritto: “… Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall’attesa, ma ad un tratto il coraggio di un uomo reso muto da una malattia terribile ci ha restituito una nuova forza”. Quanto e’ stato importante il sostegno alla tua causa individuale e collettiva di esponenti cosi’ autorevoli nel mondo?
Le parole che il premio nobel portoghese per la letteratura, Josè Saramago mi ha rivolto sono state molto forti e toccanti, e mi hanno, in qualche modo, fatto sentire da subito, legato a lui. L’incontro fisico dunque è stato inevitabile e straordinario. In quella occasione, il Premio Nobel mi ha detto che la nostra lotta deve essere oggetto di una grande campagna di opinione pubblica che renda visibile una realtà che alcune entità tendono ad occultare; per quanto possono le mie forze, io non ho potere nelle mani, contate su di me. Queste alcune delle parole che mi ha rivolto Saramago, nell’accettare  di divenire Presidente d’Onore dell’Associazione che porta il mio nome per la libertà di ricerca scientifica e di scrivere la prefazione della seconda edizione del mio libro Il Maratoneta.

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le leggi sulla clonazione terapeutica sono state varate molti mesi fa: in Francia, Germania, Svezia e Spagna, hanno intrapreso con convinzione la strada della clonazione terapeutica. In Italia siamo fermi. E la responsabilita’  affermi tu e’ di entrambi gli schieramenti politici. Senza alcun distinguo? Alcune forze del centrosinistra, hanno raccolto decine di migliaia di firme… Non ritieni che a sinistra ci siano condizioni di maggior dialogo legate, storicamente, ad una maggiore sensibilita’ per le battaglie civili?
Il veto sulle Liste radicali-Luca Coscioni alle prossime consultazioni regionali, è stato imposto dalle minoranze clericali di entrambi gli schieramenti. Se Berlusconi era determinato a realizzare l’accordo di ospitalità delle nostre liste, ha dovuto obbedire e i “servi” si sono fatti padroni.
Sull’altro fronte la maggioranza della Margherita con Prodi in testa si è fatta interprete delle gerarchie ecclesiastiche ed è prevalsa sulle posizioni favorevoli ad un’intesa elettorale espresse negli ultimi giorni dai DS, da Rifondazione Comunista, dallo SDI e da una minoranza della Margherita stessa, tra l’altro, con un appello firmato da oltre 150 parlamentari.
Sono però sicuro che i loro elettori vorrebbero in maggioranza ribellarsi a questa scelta, proprio come i cattolici in maggioranza devono subire politiche vaticane  che non condividono e non vivono.

Tra pochi mesi dovremo votare sul referendum contro la legge 40/2004 per la procreazione assistita e la libertà di ricerca scientifica. La data del voto non è stata ancora fissata e sembrano esserci fortissime pressioni affinché le urne si aprano in una giornata “balneare”, a giugno, in modo da rendere difficile il raggiungimento del quorum del 50% dei votanti. E’ cosi’?
Sarebbe più opportuno far svolgere il referendum a maggio e non a giugno,  non in prossimità delle ferie estive,  in modo da evitare il fenomeno dell’astensione. E questo il governo lo sa. La legge consente che il Governo possa decidere una data che sia tra il 15 aprile e il 15 giugno. Sa che deve scegliere il giorno più adeguato per consentire l’elettore ad andare alle urne. E il giorno più opportuno certamente non sarà quello che farà prevalere questioni di opportunità politica, rispetto agli interessi del corpo elettorale che dovrebbe essere quello di votare nelle migliori condizioni possibili. Verrà penalizzata l’affluenza alle urne dell’elettorato. In quella stagione molti cittadini piuttosto che onorare il proprio dovere di elettore, preferisce vivere una giornata balneare.

Nel centrodestra in molti tendono ad invitare gli elettori ad andare al mare. Berlusconi ha addirittura dichiarato che i referendum “liberisti” erano invece referendum “comunisti”… Cosa ne pensi?
Parlano di libertà di coscienza, come se la nostra coscienza avesse bisogno del loro permesso. Ma a me non interessa che si “schierino”. Mi interessa molto di più che consentano una partita non truccata, un confronto vero, fatto di dibattiti e di informazioni. E spero anche che Berlusconi non fissi il voto al 13 giugno, come fece Prodi nel ’97, arruolando d’ufficio quei milioni di famiglie che sono già via dal luogo di residenza.

In conclusione ci dici perche’ i cittadini italiani devono andare a votare al referendum e quanto e’ importante questa battaglia di civilta’?
Rimando al sito www.lucacoscioni.it la spiegazione dettagliata delle motivazioni che i cittadini devono conoscere per deliberare. Mi limito qui a dire che votando sì ai referendum non si difende il diritto alla fecondazione assistita, si difende il diritto alla libertà di scelta e di coscienza, che include la libertà di procreare. In uno Stato liberale per reprimere una libertà occorre che il suo esercizio provochi un danno alla libertà di un’altra persona. Mettere al mondo un figlio con la fecondazione assistita non è un’attività criminale. Mettere al mondo un figlio è un atto di amore.
Votare sì significa anche liberare la società italiana dalle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche, e porre un freno alla deriva clericale e autoritaria della Chiesa cattolica, restituendo anzitutto ai fedeli la libertà religiosa e al posto dell’obbligo di professare una religione di stato.
Votare sì significa consentire la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Abbiamo quindi il dovere morale di sostenere tutte le strade possibili della ricerca, per raggiungere il prima possibile il risultato sia sulle cellule staminali adulte che quelle embrionali.
Votare sì significa votare contro l’equiparazione tra concepito e persona; per consentire la diagnosi preimpianto, per la fecondazione eterologa che è l’unico rimedio possibile in caso di infertilità totale.

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